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L@ vit@ 3 i s0gni s0n0 f0gli di un0 st3ss0 libr0: l3gg3rli in 0rdin3 3' viv3r3, sfogli@rli @ c@s0 3' s0gn@r3.

 

 

Welcome to My spaces

gentilissimi Raminghi di blog.

In questo mio mondo troverete,

...contest a cui tutti potranno partecipare, ...

...poesie scritte da me in persona (Potete commentarle)...

...e varie altre cose.

Spero che vi pioacerà.

.oO°#-.In questo blog io metto la mia anima.-#°Oo.

 

 

 

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...Verrete ricompensati.

 
 
 
 
 
 
No Alle Chat!!!
 
 
 
 
 
 
 
                                                                                                    

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P.S.: Passate a iscrivervi sulla mia Directory.

Eccovi il Link: http://italian-gossip-girl.spaces.live.com/default.aspx

 

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tranquilla l'immagine è stata messa
fra poco passeremo alla
fase successiva della
5 prova =)
baci
1 day ago
Ciao societtina cara :D
aspettiamo TE per chiudere
la  5 prova xD
passa presto!
5 days ago
Marco Hypnowrote:
Augurandoti una dolce notte e uno splendido risveglio,ti mando un kiss by Marco

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June 24
Marco Hypnowrote:
Ciao cara amicona,ti auguro una dolce e serena notte..un grande kiss by Marco

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La vita è come una poesia,

leggendola puoi piangere,

ma solo quando arrivi alla fine

ti accorgi che è bellissima.

June 24
Marco Hypnowrote:
Ciao carissima,ti auguro una dolce notte e un buon inizio di settimana..un kiss e un'abbraccio by Marco

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June 22

BANNER DELLA DIRECTORY PASSATE A VISITARLA

g2.jpg
June 14

News poesia ^^

 

 

Pace
limpida pace su una barca dispersa
le onde l'hanno portata via da quella riva sincera.
Il mio cuore è infranto
come questa nave
infranta da uno scoglio solitario.
 
E la salata acqua entra.
Invade un territorio popolato dai miei passi,
passi che si fermano.
Sono io che mi sono fermata,
seduta sull'unica sedia di una stanza allagata.
 
E lì arriva.
Un'angelo? No
La mia morte,
la mia vita,
non so neanche io chi è.
Mi fissa
con i suoi luminosi occhi,
affamato;
 
Mi seduce con il suo sorrido
illuminato dalle stelle
ma sono proprio stelle
o i miei occhi già si offuscano in presagio della mia morte
 
E' proprio la su amano fredda quella che mi tocca
o sono gli scogli che mi puntano
e bucano i piedi scalzi
 
Si sono le sue mani
che mi fanno ricordare quelle dei morti
ma lui non è morto
lui è il mio angelo
che mi ha mostrato la via
la scala che porta all'inferno eterno
 
Le sue parole seducenti mi hanno guidato
ammaliato e stregato
e poi il suo bacio
avvelenato e delicatamente forte
l'amaro del dolce

 

“Creatura che eterna vago
su un mondo troppo vasto
e torno perenne su quello scoglio
a rivivere la mia morte"
 
June 05

...

 
 
.†. "Justus et pietus" .†.

 

 
 
.†. "Giusto e Sbagliato" .†.

 
April 21

The Legend Of The Elve Capitolo 3 "Per un contest"

THE LEGEND OF THE ELVE
CAPITOLO 3: Il vecchio Ettelen e il pugnale di Dorinath
 
 

Ettelen era il vecchio eremita, abitante della baracca sul fiume. Tutti lo chiamavano così ormai da un tempo innumerevole, Ettelen lo Straniero, conosciuto da elfi e uomini. Nessuno sapeva quanti anni avesse e nemmeno se Ettelen fosse il suo vero nome. Stà di fatto che egli prese dimora fissa sul fiume Hìrimos, probabilmente dopo la scomparsa dei cavalieri. Era un'uomo piuttosto solitario, e si fidava di poche persone, tra cui Meldon, capo dell'ordine degli stregoni e Sire di Hìros. L'aspetto di Ettelen era quello di un vecchio uomo. I capelli lunghi fino oltre le spalle erano bianchi, come la barba, anch'essa piuttosto lunga e candida. Il suo viso era pieno di grinze e due occhi azzurri erano incastonati dentro delle vecchie fessure. Camminava piuttosto svelto per quanto potesse andare veloce un vecchio. I suoi abiti consistevano in un completo da viaggio grigio sporco, una mantella consunta e portava ai piedi un paio di stivali leggeri, comodi e logori. Camminava ricurvo sotto il peso di molti inverni e si appoggiava ad un basso, tozzo e nodoso bastone. Non aveva un cavallo ma un'Asina dal pelame grigio che cavalcava quando non se la sentiva di camminare. Un dì, dopo essere tornato dal suo solito giro di ricerca di cibi, erbe mediche e notizie dei vari paesi, trovò la sua dimora sul fiume aperta e saccheggiata. Tutte le sue ultime ricchezze rimaste erano state portate via, tutte quelle che aveva più a cuore le aveva rinchiuse in una dimora regalatagli da Meldon a Hìros, tutte eccetto un pugnale d'oro.

"Me misero!" si rammaricò Ettelen dopo aver visto la sua casa saccheggiata e dopo aver visto cosa mancava fece "Il mio pugnale! Il pugnale di Dorinhat! Me misero!!".

La casa era sottosopra. I ladri non avevano solo rubato gli oggetti preziosi, ma anche distrutto la porta e finestre. A quei tempi vi erano molti malviventi nelle foreste.

"Come posso farmi ora perdonare da Duinhir per aver perso il suo dono! Oh me misero!" continuò Ettelen.

"Perchè piangete Buon Uomo?" gli chiese una voce dolce e chiara.

Ettelen, udendo la domanda, alzò lo sguardo e vide una donna. Una donna elfica per l'esattezza. Essa era per lui bella. I suoi biondi capelli erano pari ad un fiume d'oro ed un esile cerchietto dorato vi era intrecciato tra di essi. I suoi profondi occhi azzurri guardavano Ettelen incuriositi.

"Chi siete?" domandò Ettelen alla dama "Sei forse un'allucinazione o un'angelo? Rispondimi! Chi sei?"

"Una sola è la tua domanda! E poichè non sono un'angelo o un'allucinazione, ti dico che io sono Eledwhen figlia di Duinahir, fratello di Duinhir e sono la moglie di Endacil Sire di Làurinién!" rispose ella.

"Una Regina degli elfi!" fece Ettelen sbalordito "No! Non sono degno della vostra attenzione."

"Non dite così, vi prego! Rispondetemi! Come mai piangete? E cosa è accaduto alla vostra casa se è vostra come credo!"

"La dimora che vedete è mia sì. Ma nulla ho più quì degni a una dama di tale rango. Tutti i miei ultimi beni preziosi rimasti in questa casa mi sono stati sottratti, ed uno in modo particolare a cui tenevo molto più della mia vita stessa. E' per codesto motivo che piango mia Signora!"

"Descrivetemi quest'oggetto al quale voi tenevate così tanto e che vi è stato sottratto!"

"Non servirà a farmelo riavere mia Dama!"

"Vero!" rispose ella ridacchiando "Ma almeno così posso immaginarmi il valore e la bellezza di tale oggetto!"

"Era un pugnale, uno tra i più bei pugnali mai forgiati dagli elfi fabbri. La sua elsa era dorata con delle incisioni elfiche di una fattura minuziosa. La lama era sottile e lunga non più di dodici pollici. Era anche adorna di un lungo solco ricurvo che la percorreva per tutto il pugnale da tutt'e due i lati della lama. Mi era caro. Fu un dono fattomi da Duinhir nei tempi in cui egli era Signore a Lithìrea prima che venne distrutta. Oh! Me misero!"

"Da come me lo descrivi pare che esso sia il Pugnale di Dorinhat, il primo pugnale elfico forgiato ad Erghèa. L'unico tra i più belli e potenti pugnali."

"Proprio quello mia Signora. La tenevo nascosta in casa dentro un'involucro di ferro. Vi prego! Perdonatemi se ciò vi reca offesa!"

"Siete perdonato egregio...?" chiese ella gentilmente.

"Ettelen! Ettelen mia signora!"
"E perchè vivete solitario in un luogo simile?"

"Io... ...mia Signora... ...io sono un'uomo che vive di pace e non mi dispiace dover rimanere da solo. Ma non vivo sempre quì. Sono un'eremita. Ho dimora anche ad Hìros ma quì trovavo quiete. Ma ora non più!"

"Mi sei simpatico, ma ora ti debbo lasciare. La mia passeggiata è giunta al termine, ma tornerò a discorrere con te se ne avrò l'occasione."

"Non credo che mi troverete se dovreste tornare. Non abiterò più questa casa. Tornerò ad Hìros."

"Allora che la benedizione degli elfi scenda su di te, e che un giorno tu possa ritrovare ciò che hai perduto, che ti servi o no."

"Accetto la vostra benedizione e vi ringrazio per il conforto che mi avete prestato."

"Che gli elfi ti assistano Ettelen!" fece Eledwhen e rimontata a cavallo se ne andò silenziosa.

Da allora Ettelen conservò il ricordo di Eledwhen, e da allora non si seppe più nulla del Pugnale di Dorinhat fino ad oggi. Non appena Ettelen, seppure fossero trascorsi tanti di quegli anni, si ritrovò il pugnale tra le mani, una gioia lo pervase, ma era una gioia vuota. Oramai il pugnale non gli sarebbe servito a nulla. Osservò il bambino, e si meravigliò. Assomigliava tanto a quella Regina elfica che tanti anni fa l'aveva consolato sulla perdita di quel pugnale, che un'idea si insinuò in lui.

"Gli assomigli tanto! Assomigli tanto a quell'elfa, come si chiamava..." gli disse pensando soavemente "...Eledwhen! Ma non so come ti chiami tu." continuò notando le orecchie a punta tipiche degli elfi. "... ma anche tu sei un'elfo! Allora ti chiamerò Erellont. Andiamo piccolo. Io mi prenderò cura di te da ora in poi."

Cavalcando la sua Asina percorsero le montagne del Sud. Giunto alla fine del primo giorno di marcia Ettelen si era già allontanato parecchio dal fiume. Erano usciti da parecchio tempo dalla foresta e avevano trovato rifugio in una piccola caverna sulla cima del Mathars. Da lì si vedeva ancora il fumo che saliva a spirale dalla cittadina elfica Làurinién.

"Lì Erellont vi era l'ultima città elfica. Ma temo che adesso sia cenere e rovine! Nessuno più vi abiterà da ora in poi! Il mondo si oscura e le poche luci rimaste sono deboli!"

Il giorno seguente riprese il suo viaggio nelle alture. Ettelen era un'uomo molto premuroso, dedicava al piccolo tutte le attenzioni possibili. Durante la giornata incontrarono dei cacciatori che si aggiravano per le alture in cerca di prede. Erano tutti uomini alti e fieri.

"Hei! Vecchio Ettelen! Dove te ne vai?" gli disse uno di loro dopo aver scorto e riconosciuto il vecchio Ettelen.

Ettelen arrestò la sua Asina, e fissò intensamente l'uomo che gli aveva rivolto la parola e il suo compagno,ma solo dopo pochi secondi disse:

"Vado dove decido di andare Brahim! E' forse vietato andare in giro per le alture?"

"Che io sappia no! Ma dai! Tu non vai mai da nessuna parte se non fosse per necessità di soddisfarre i tuoi bisogni!"

"Ebbene Brahim, sappi che stò facendo ritorno a Hìros, da Meldon ad essere precisi. L'altra sera sono successe cose che lui deve sapere."

"Cos'hai lì vecchio!" disse il compagno di Brahim.

"Una povera creatura abbandonata che ho trovato in riva al fiume. Non mi fare domande, odio dare risposte, soprattutto agli indegni. Vi ho già detto troppo dicendovi dove mi dirigo."

"Non ti fidi dunque, vecchio?"

"No! Non mi fido. Ma non ti offendere, io non mi fido nemmeno se tu fossi il più sincero a questo mondo, e raramente mi fido persino di me stesso."

"Di chi ti fidi allora? Del silenzio o della solitudine?"

"No! Pure quelli hanno orecchi. Vi sono solo due o tre persone di cui mi fido. Una di queste è Meldon."

"E le altre due o tre?"
"Adesso chiedi troppo. Gli altri due sono elfi e non sono sicuro che vivino ancora, almeno uno. Ma ora non ho tempo e voglia di stare a discorrere con te. Vi saluto!"

Ettelen li salutò e spronò l'Asina che riprese immediatamente il cammino.

Non vi furono altri incontri durante il traggitto che fu lungo e soleggiato.

Arrivò alle porte di Hìros in un mattino luminoso di due giorni dopo l'incontro dei due cacciatori.

 

Questo Capitolo partecipa al Contest della Directory Fragola Panna e Cioccolato.

Capitolo inedito del Blog dedicato all'intero racconto.

Per chi uole sapere i prii due capitoli ce lo precedono e come seguiterà questo racconto, cliccate sul sito riporato quì sotto:

http://ilregnodierghea.spaces.live.com/default.aspx

Grazie mille. Un saluto a

                      ...::: AryA :::...

March 09

NOVITà...

 
  A tutti i miei lettori lascio in questo intervento una comunicazione.
Il Racconto "The Legend Of The Elve" verrà spostato in un nuovo Blog che lo rigarda.
Vi lascio il nuovo Link.
 
 
Passate a visualizzare le novità della storia.
Per chi ha letto il rimo capitolo avverto che verrà ripubblicato,
e per farlo meno pesante verrà pubblicato ad Episodi.
 
Grazie a tutti voi.
 
                                                                       ...::: AryA :::...
 
 

La cripta dei Vampiri GDR

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Facoltà Operatore dei Beni Culturali Storico/Artistici Medievali moderni e contemporanei.
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